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Il racket delle case di via Padre Luigi Monti

26 gennaio 2010

Cos’è successo oggi?

Sei appartamenti sgomberati e un uomo finito in manette. E’ il bilancio dell’azione di polizia e carabinieri nelle case popolari di via Padre Luigi Monti 15, 16 e 21. Luoghi dove fino a qualche mese fa era la criminalità organizzata del quartiere a gestire l’assegnazione degli alloggi comunali, tra racket, violenze e intimidazioni.

Le persone allontanate sono tutte occupanti abusive. Tra di loro c’è anche un uomo già noto alle forze dell’ordine che durante il blitz si è cosparso di benzina e ha minacciato di darsi fuoco. Il pregiudicato è stato arrestato per violenza e resistenza a pubblico ufficiale.

I palazzi di via Monti, da sempre di proprietà del comune di Milano, sono stati gestiti per anni da una ditta privata. Nel 2009, dopo le denunce dell’associazione Sos racket e usura e con la promessa di Palazzo Marino di combattere il mercato delle occupazioni abusive, la concessionaria è diventata l’Aler.

E soprattutto, dove?

Via Padre Luigi Monti

Poco oltre l’anello ferroviario, zona 9, MM5 Istria (in costruzione)

(Foto Google street view)

Frediano Manzi ha lo sguardo duro e una voce forte da attore di cinema, e in effetti è un tipo coraggioso. Quasi sembra strano, che di lavoro faccia il fiorista. Ogni volta che mette piede in via Padre Luigi Monti c’è una scorta di poliziotti che lo accompagna. In quella strada c’è qualcuno che lo vuole morto, e una notte di settembre glielo ha detto a chiare parole. Sul suo chiosco di fiori a Parabiago sono finiti cinque proiettili e un biglietto che avvertiva: se continui a immischiarti, la prossima volta tocca alla tua famiglia.

E’ stato Manzi, cinquant’anni, presidente della associazione Sos racket e usura, a svelare la scorsa estate il racket delle case popolari vicino all’ospedale di Niguarda, con un video girato di nascosto tra i boss del quartiere. In quel filmato si vedeva Giovanna Pesco, 57 anni, una delle boss siciliane di via Monti, soprannominata “la Gabetti” perché trovava case per tutti, snocciolare le sue tariffe: dai 1.500 ai 3.000 euro per sfondare la porta di un appartamento comunale vuoto.

Dopo quella denuncia e il cambio di gestione forse qualcosa è iniziato a migliorare in via Monti. La Pesco è stata arrestata a novembre con la figlia e il genero. Ma il lavoro da fare resta tanto. Non solo ci saranno da risanare gli appartamenti chiusi dall’esterno coi lucchetti, i solai dove si rifugiano i tossicodipendenti, i garage usati come arsenali di armi. Ci sarà da far rivivere un’intera strada schiacciata negli anni dalla criminalità organizzata. Un tempo c’erano tanti negozi, qui. Poi se ne sono andati tutti. E’ rimasto aperto soltanto un bar che appartiene, non a caso, a uno dei clan siciliani. Il giorno in cui anche quello chiuderà, Frediano Manzi potrà venire a camminare in via Padre Luigi Monti senza bisogno della scorta.

Guarda la mappa generale della cronaca nera in città

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