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Regina Giovanna, nonostante la rapina

5 febbraio 2010

Diecimila euro. E’ il bottino della rapina di oggi alla banca Intesa San Paolo di viale Regina Giovanna. Due uomini armati di pistola e camuffati con delle parrucche hanno fatto irruzione nella filiale verso le 10 di stamattina. Dopo aver minacciato i cassieri, si sono fatti consegnare il denaro custodito nelle casse.

Viale Regina Giovanna

Tra la cerchia dei bastioni e la circonvallazione esterna, zona 3, MM1 – Linee S Porta Venezia

(Foto Google street view)

Ascoltate un pendolare delle ferrovie Nord parlare di Milano. Una volta su due, di fronte a un pezzo di città che gli piace in particolare, tirerà fuori queste parole: “Non sembra neanche di essere a Milano”.

Ecco, questo è l’elogio di viale Regina Giovanna, cioè l’ultimo posto al mondo in quelle parole si potrebbero pronunciare. Insieme al suo prolungamento verso ovest, cioè viale Tunisia, esistono poche altre strade in cui “sembra davvero di essere a Milano” come qui.

In realtà in viale Regina Giovanna qualcosa di estraneo allo stereotipo cittadino lo si può trovare: ci sono degli alberi, che presunzione, che delimitano la corsia preferenziale dei tram. Per fortuna una volta passato Corso Buenos Aires e il suo affollato incrocio adolescenzial-multietnico il cemento torna incontrastato.

Viale Tunisia: che posto! Per chi non è abituato all’estetica milanese, è un luogo micidiale, oppressivo, di una bruttezza clamorosa. Sempre che abbiate la fortuna di vederlo d’inverno. Perché d’estate tira fuori la sua anima peggiore, con un caldo da cui non c’è scampo. Alla sera e di notte emana un fascino cupo, con il cielo rossastro e in fondo alla strada i grattacieli: quelli squadrati di piazza Repubblica, quelli a vetrate della stazione Garibaldi. E tra qualche anno pure quelli delle Varesine (qui un’immagine di come sarà).

C’è anche, sempre in viale Tunisia, una sequenza di condomini anni Quaranta e Cinquanta, architetture razionaliste da lasciare sbalorditi. Il civico 10 ha una facciata di logge e archi ombrosi, un sogno di De Chirico immerso nelle polveri sottili.

La piscina Cozzi. I fili dei tram e i riflessi lucidi dei binari. La chiesa del Lazzaretto, e quella pallida di Santa Francesca Romana. E certe file di balconi severi. E quel palazzo magro che sembra uno scherzo. Tutte cose di una delizia scontrosa, difficile. Un condensato straordinario dello spirito della città.

Guarda la mappa generale della cronaca nera in città

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