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La morte di Monica al ponte della Ghisolfa

15 marzo 2010

Le botte del marito, la caduta da un terrapieno. E un fisico giovane ma indebolito dal freddo e dalle malattie. È morta per questo Monica C., una ragazza rumena di 27 anni che viveva in una baracca ai piedi del cavalcavia Bacula, periferia nord-ovest della città. È morta questa mattina alle 5, uccisa da un’emorragia interna.

Era entrata all’ospedale Sacco ieri sera, e all’inizio non sembrava in pericolo di vita. Ma nella notte le sue condizioni si sono aggravate. Il marito, un 32enne rumeno che durante l’agonia della donna ha provato a fuggire, è stato bloccato da alcuni connazionali e consegnato alla polizia. Gli agenti lo hanno fermato per omicidio preterintenzionale.

Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo avrebbe aggredito e picchiato Monica fino a farla precipitare in una scarpata profonda un paio di metri che si trova tra la ferrovia e via Francesco Ardissone, dove la coppia era accampata.

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Cavalcavia Adriano Bacula

Circonvallazione esterna, tra zona 8 e zona 9, Linee S Bovisa e Villapizzone

Google street view

E’ uno tra i luoghi centrali del secondo Novecento italiano. Si lega ad opere, figure ed eventi imprescindibili per la storia di Milano: i racconti di Giovanni Testori, Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti, l’orgoglio anarchico. E’ qui che nel dicembre 1969, pochi giorni dopo la strage di piazza Fontana, si svolsero i funerali di Giuseppe Pinelli. Scriveva, in quell’occasione, Franco Fortini:

“Ho percorso in auto i viali verso il ponte della Ghisolfa. C’era molto traffico, è l’ultimo sabato prima di Natale. Dopo via Bodio, sulla discesa del ponte che si prolunga verso occidente con un lungo nastro sopraelevato di cemento m’è venuto addosso, accecandomi, il sole già basso, al tramonto, rosso tutto faville. Riconescevo la Milano futurista, espressionista anarchica, degli anni Dieci. I raggi trapassavano un’aria polverosa, gelata. Foglie e carta. I piazzali convulsi, l’erba secca sulle aiuole spartitraffico. La strada era nera di folla, fra le due pareti di case popolari.”
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A distanza di quarant’anni, le sole folle che potrebbero attraversare il ponte della Ghisolfa oggi sono quelle degli automobilisti. Con il circolo degli anarchici che si è trasferito in viale Monza, le industrie che hanno chiuso e i riferimenti geografici del quartiere che sono mutati (oggi sono il Politecnico, la Triennale Bovisa e il passante ferroviario) tutta la storia di cui sopra rischia di essere dimenticata. Da Ponte a Cavalcavia, il passaggio è significativo. E se i vecchi gasometri, l’ex campo dei fiori di Villapizzone e le belle case popolari attorno a piazza Prealpi sono sempre al loro posto, quello che rimane davvero è soltanto uno dei punti più ostici di tutta la circonvallazione esterna.
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È anche una zona, questa, in cui da anni rom e senzatetto trovano spazi per accamparsi, nonostante i periodici sgomberi tanto sbandierati dal vicesindaco Riccardo De Corato. Quello sotto il cavalcavia Bacula è d’altra parte uno spazio troppo ampio, troppo difficile da controllare, pieno com’è di dislivelli e di gallerie, di terrapieni e di anfratti, con quella maglia di binari che si sollevano, si interrano e si sovrappongono da quattro direzioni diverse. Lì accanto, come una presenza minacciosa, c’è l’immenso edificio fantasma delle ex Poste di piazzale Lugano.
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Guarda la mappa generale della cronaca nera in città

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