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La truffa all’Isola, nel ristorante degli astici

17 marzo 2010

Via Luigi Porro Lambertenghi

Tra la cerchia dei bastioni e la circonvallazione esterna, Zona 9, MM3 Zara

Google street view

Tra gli astici e le bottiglie di champagne, una truffa da duecento euro. È quella che è stata giocata ieri pomeriggio al ristorante “Di cotte e di crude” di via Porro Lambertenghi, nel cuore del quartiere Isola. Un locale molto particolare: uno tra i più piccoli di Milano, con soltanto dodici posti a sedere e un menu a senso unico, specializzato in crostacei.
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Sono da poco passate le 15 quando una donna di 60 anni dai capelli rossi, bassa e di corporatura robusta, vestita di tutto punto, un paio di grandi occhiali da sole firmati sul volto, entra nel ristorante. Dopo essersi presentata come “la moglie del dottor Brambilla, un vostro cliente”, prenota per la sera un tavolo per otto persone. Una volta conquistata la fiducia del titolare, che chiama per nome, chiede quindi di portare via quattro bottiglie di champagne: “Per oggi pomeriggio abbiamo organizzato una festa nello studio dentistico di mio marito”, dice. Il conto è presto fatto: 280 euro, 70 euro per bottiglia. Ed è a questo punto che scatta il raggiro. La donna si offre di pagare in contanti, con una banconota da 500 euro. “Ma purtroppo l’ho lasciata in studio da mio marito, qui accanto”, spiega mortificata. “Faccia venire sua moglie con me, così andiamo a recuperarla”. E con estrema noncuranza, con una mossa abile, sulla porta si fa consegnare l’anticipo del resto: una banconota da 200 euro.
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Il resto è un copione scontato. Pochi metri fuori dal ristorante, sull’incrocio con via Borsieri, la sessantenne finge di ricevere una telefonata urgente, e con una scusa si allontana in fretta. Alla moglie del titolare, cui sono rimaste in mano le bottiglie di champagne, non resta che portarsi davanti al citofono “di quel palazzo marrone lì  in fondo” e scoprire ormai tardi che il presunto dottor Brambilla non è mai esistito.
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La truffatrice non è una figura sconosciuta all’Isola. Il gestore di un bar di via Borsieri sostiene che in passato la stessa donna avrebbe più volte tentato di imbrogliarlo sul resto di alcuni acquisti fatti nel suo negozio. “Ma quelli erano colpi da dieci euro”, dice il titolare dell’asticeria di via Porro Lambertenghi. “Quello che ho subito io ne vale duecento”.
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Guarda la mappa generale della cronaca nera in città
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