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Rissa per sette, ai margini del Lazzaretto

18 marzo 2011

Via Felice Casati ang. via Lazzaretto

Tra la cerchia dei bastioni e la circonvallazione esterna, zona 2/3, MM3 – Linee S Repubblica

Google street view

Sette giovani sudamericani sono stati arrestati al termine di una rissa che si è scatenata nel tardo pomeriggio all’angolo tra via Casati e via Lazzaretto, nel centro di Milano. Tra gli arrestati anche due minori e un maggiorenne rimasto ferito al braccio per una coltellata e che è stato giudicato in ospedale guaribile in 30 giorni. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Questura di Milano. La rissa è nata per futili motivi. (ANSA – 17 marzo 2011).

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E’ come una scarpa dura, e strettissima, ma anche bella, elegante, costosa: chi la vuole indossare, sopporta. Così queste strade. Dense, congestionate, sovraccariche. Ma soprattutto vive. E affascinanti. Sono figlie di una speculazione edilizia ancora spudoratissima, per quanto vecchia di oltre un secolo, e si incrociano in una maglia angusta. Siamo in una delle aree più quotate della città.

Facciamo pochi passi. Subito ricordiamo uno tra gli omicidi più raccontati del dopoguerra. Poi inciampiamo in odori e nomi stranieri: una monumentale storia d’immigrazione, qui, è ancora in atto. Dopo tutto questo, la domanda risale spontanea: come ha fatto proprio questo quartiere, la Casba di Milano, a diventare alla moda?

Tra le cento risposte, ce n’è una che ha il sapore del paradosso, ed è quella che vogliamo provare. Parliamo delle (involontarie) conseguenze del modo in cui i palazzinari di fine Ottocento sono andati a intervenire su questo ghiotto pezzo di terra a ridosso dei Giardini di Porta Venezia. Vale a dire: lasciando strade troppo strette e palazzi troppo vicini. In una città austera come Milano, questo ha fatto sì che in tutto il quadrilatero dell’ex Lazzaretto si riuscisse a respirare un’aria diversa: meno punitiva, più informale e mediterranea. Predisposta a colpi di scena. A cambi d’abito. E soprattutto di scarpe.

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