Skip to content

Ilaria e Gianluca: due fratelli e una storia di morte, a Milano ovest

26 giugno 2011

Da “Il Messaggero”, sabato 25 giugno 2011.

MILANO – Due cadaveri, a quindici chilometri di distanza. Un fratello e una sorella, poco più che adolescenti, uccisi uno dopo l’altro, senza un vero motivo. Lei era in casa: legata al letto, senza vestiti, la pelle coperta di lividi. È morta per soffocamento, giovedì pomeriggio, nel suo appartamento alle porte di Milano, dopo essere stata immobilizzata, violentata e seviziata per ore. Lui, ucciso il giorno prima, era più lontano: sul marciapiede di un’altra periferia, avvolto in una coperta intrisa di sangue, l’addome squarciato dalle coltellate. Un doppio omicidio che neanche l’assassino, ex fidanzato di lei e amico di lui, è stato in grado di motivare, ieri, davanti al pm Cecilia Vassena, in una confessione lunga quasi dodici ore.

Le due vittime di questa storia, che va in scena ai confini sud ovest della città, sono Gianluca e Ilaria Palummieri. In rotta con il padre e da un anno orfani di madre, da pochi mesi i due fratelli erano andati a vivere da soli. Lei faceva la barista in un locale del centro. Lui si era impiegato come assicuratore. Una vita non facile, a 20 e 21 anni, in un grande complesso popolare nel quartiere di Baggio. Sempre nei dintorni, i due fratelli avevano conosciuto Riccardo Bianchi, un ragazzo alto, esile e biondo, ripetente in un istituto tecnico. I tre si erano molto legati, e per un periodo Ilaria aveva anche avuto una relazione con lui. Alla fine della storia, Bianchi era comunque rimasto amico di Gianluca. Ogni tanto, i due ragazzi passavano le serate insieme, proprio come mercoledì scorso, data del primo, assurdo delitto. Un omicidio che sarebbe forse rimasto ignoto a lungo, se non per l’arrivo dello stesso Bianchi davanti alla polizia, tra giovedì e venerdì, poco dopo le due di notte.

“La mia ragazza è morta”, esordisce Bianchi, presentandosi in commissariato: “Ieri sera siamo andati a dormire insieme, ma a un certo punto stanotte mi sono accorto che lei non respirava più”. Il racconto però non regge. Il giovane inizia a contraddirsi. E poi sulla sua gamba c’è una ferita sospetta. Così, mentre la polizia lo accompagna in questura per l’interrogatorio, alle 3.30 le volanti arrivano in via Gozzoli.

In casa Palummieri, al quinto su diciassette piani della grigia e sporca Torre 2, Ilaria viene trovata nuda, immobile sul letto, con i polsi legati alla testiera e le ecchimosi su tutto il corpo. Un sacchetto di plastica, messo accanto alla testa, è la probabile causa del soffocamento.

La confessione, intanto, è iniziata. La polizia si mette sulle tracce del cadavere del fratello, che verso le 7 era già stato scoperto da alcuni uomini della nettezza urbana di Rho, a quasi quindici chilometri di distanza. Su quel corpo lasciato vicino a un cassonetto, in una zona industriale, si contano decine di coltellate. Sulla dinamica di questo omicidio soltanto in tarda serata sarà fatta un po’ di luce. La confessione di Bianchi ricostruisce una cascata di follia ed efferatezza.

Tutto inizia mercoledì. Quella sera, dopo aver trascorso qualche ora con Gianluca in un locale, all’improvviso, sulla strada di casa, Bianchi si scaglia contro l’amico. “Avevamo bevuto molto”, racconta, ma non riesce a dare un motivo all’aggressione. “Non so neanche dove ho trovato il coltello, e dove l’ho buttato”, spiega. Poi racconta di aver messo il corpo senza vita dell’amico nel bagagliaio della propria Fiat Punto, e di essere andato verso casa di Ilaria.

All’alba di giovedì, Bianchi entra nell’appartamento di via Gozzoli. E qui inizia il secondo omicidio, più lento e crudele: “L’ho immobilizzata, violentata e soffocata. Non potevo fare altro, le avevo confessato cosa avevo fatto”. La ragazza, però, non muore subito. Passa un’intera giornata, fino almeno alle 18 di giovedì, prima che le sevizie la portino alla morte.

Bianchi rimane a vegliare il cadavere dell’ex fidanzata fino alle 22. Poi si scuote, prende un lenzuolo dall’appartamento, torna alla macchina e si disfa del corpo dell’amico. Qualche ora più tardi, dopo essere passato a casa dei genitori e aver parcheggiato l’auto con il cofano sporco di sangue, si presenta davanti alla polizia, per la sua lunga e difficile resa.

Daniele Belleri

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: